|
|
| |
 |
Forlì Tra le distese della pianura romagnola, in quel centro dell'Emilia Romagna poco distante dall'Appennino tosco-romagnolo, ecco Forlì, terra che divide il fiume Ronco e il fiume Montone.
La sua vicinanza al mare le assicura una gradevole dolcezza di temperature, nell'ambito di un quadro climatico che vede avvicendarsi giornate di nebbia molto fitta, precipitazioni autunnali copiose e nevicate abbondantissime.  | | Il territorio forlivese, disseminato di castelli e fortezze medievali, nonché di antichissimi reperti archeologici risalenti addirittura a 800.000 anni fa, risulta davvero notevole dal punto di vista naturalistico - una natura che possiamo vivere facendo sport.
Se usciamo, ad esempio, possiamo praticare questa disciplina sulle piste da discesa di Monte Falco, nei pressi delle quali c'è anche un anello per il fondo.
Al fondo sono dedicati anche i percorsi di Valbura-Bucine, che alternano numerosi saliscendi.
Segnaliamo, infine, gli impianti di Campigna, che dispongono di piste da fondo e da discesa, e sono poi dotati di tutte le attrezzature e vicini a strutture ricettive, con piccoli salti per gli snowbordisti. |
La natura cittadina, invece, comprende diverse e ampie aree verdi, come, ad esempio, il parco di via Dragoni: si tratta di un'oasi naturale ciclabile, dotata di una vasta serie di percorsi tra cui uno con attrezzi ginnici e un pattinodromo; nel Parco della Resistenza, invece, possiamo noleggiare bike e pedalare ammirando i delicati cigni sulle acque del laghetto... Infine, tra i green park citiamo il Parco Urbano Franco Agosto, un florido giardino sede di numerose manifestazioni estive; il chiosco per la piadina, il bar, il pub e il ristorante sfamano e dissetano le folle - sempre numerose - di partecipanti...
Eventi, dunque: non solo d'estate e non solo nei parchi - Forlì vanta un calendario denso in tutte le stagioni, tra incontri, sagre, happening culturali, esibizioni, rappresentazioni, convegni e meeting...
Tra le varie iniziative segnaliamo quelle a base di folklore: in primis, il Carnevale, con le classiche sfilate di carri allegorici, le feste dedicate alle maschere locali (tipo Balanzone), e i gustosissimi spettacoli dei burattini allestiti secondo la tradizione dei Campogalliani e dei Ferrati, le più importanti famiglie di burattinai girovaghi locali. Molto successo, ancora, lo riscuote il "Carnevale sui pattini", che replica ogni anno la sua proposta di divertimento a due ruote.
Se vogliamo, comunque, possiamo scendere dalla giostra degli appuntamenti che movimentano la città romagnola, stupenda da vivere anche, semplicemente, a piedi, alla scoperta dei suoi numerosi corsi: il principale è corso della Repubblica, su cui si affacciano la chiesa del Suffragio e quella di Santa Lucia. Decisamente moderna, questa strada si srotola in maniera lineare e termina nell'obelisco ai caduti di piazzale della Vittoria.
Poi c'è il corso Giuseppe Mazzini, un tripudio di negozi fra i quali spicca la Torre Numai, ricordo di un'antica nobile famiglia; corso Giuseppe Garibaldi, invece, si snoda lungo il nucleo originario della città, tra i palazzi Albicini, Gaddi, Reggiani, per arrivare all'ingresso di Porta Schiavonia.
Infine, passeggiamo lungo corso Armando Diaz, tra il teatro comunale dedicato a Diego Fabbri, la chiesa di Sant'Antonio Abate e la imponente Rocca di Ravaldino, descritta nell'"Arte della guerra" di Machiavelli.
Sempre passeggiando ammireremo anche quei pittoreschi gioielli che sono le piazze forlivesi: in primis, piazza Aurelio Saffi, centro nevralgico nel periodo medievale (allora si chiamava "Campo dell'Abate"), su cui si affaccia la chiesa di San Mercuriale, simbolo di Forlì. Romanico-lombardo lo stile di questo edificio, che possiede uno dei più alti campanili del Bel Paese - di forma quadrata e detto "dado" - un ricco rosone ed un portale decorato da colonne di marmo chiaro e scolpito. Gli interni della chiesa si ricordano per il soffitto a capriate e l'arcata in sasso d'Istria della cappella Ferri.
Piazza Saffi è anche sede del Palazzo Comunale - residenza quattrocentesca della famiglia Ordelaffi finemente affrescata - e del Palazzo del Podestà, riconoscibile per le sue finestre monofore e bifore. In cotto locale la facciata di questo edificio ed a sesto acuto i suoi archi dotati di capitelli, su cui è riportato lo stemma degli Ordelaffi. A questa famiglia è dedicata una piazza omonima, bellissima, come bellissima è anche quella del Duomo.
"Forum Livii" in latino e "Furlé" in romagnolo le due antiche denominazioni di Forlì, soprannominata, nel suo dialetto, "Zitadòn" ('cittadone'), una città da vivere en plein air, godendo dei suoi mille luoghi e scegliendo tra i suoi numerosi appuntamenti...
 |  |
Chiese, monasteri e pievi: l'affascinante architettura religiosa del forlivese
Il suggestivo Eremo di San Barnaba in Gamogna, fondato da Pier Damiani ed ora gestito dalle Fraternità Monastiche di Gerusalemme, e poi la Cattedrale di Bertinoro, teca di opere d'arte di notevole pregio, e ancora la Basilica di San Pellegrino Laziosi, unico esempio di stile gotico nella intera Romagna, che vanta un coro in legno noce finemente intarsiato: sono solo alcuni degli eterogenei edifici religiosi incastonati nel territorio di Forlì e della sua provincia.
Particolarmente famoso il complesso di San Domenico, una bellezza architettonica che annovera una chiesa dalla triplice navata, due chiostri, e poi - questi di recente realizzazione - una pinacoteca e uno spazio per assemblee. Una sottolineatura particolare va, inoltre, alla decorazione pittorica del refettorio, restaurata in toto: si tratta di un esemplare rappresentativo di pittura forlivese, a metà strada fra gli arcaismi del Quattrocento e le innovazioni che avevano apportato Michelangelo e Raffaello, che riproduce, con cromatismi decisi, il tema del miracolo dei pani, molto caro ai domenicani.
Molto caratteristiche, poi, sono le pievi della provincia, come quella di San Cassiano, recentemente ripristinata nel suo aspetto romanico originario e, secondo la leggenda, edificata per volere di Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio. Famosa è anche la pieve di San Donato, situata nella piccola frazione di Polenta e citata negli scritti di Giosuè Carducci. Notevoli le sue colonne grosse e rotonde, sormontate da robusti capitelli.
Tra leggenda e culto: la Madonna del Fuoco
Una tradizione che si origina in notturna, nella notte fra il 4 e il 5 febbraio del 1428, quando la scuola pubblica forlivese gestita da Mastro-Lombardino si incendiò. I danni furono gravi: le fiamme distrussero completamente l'edificio risparmiando soltanto le mura ed, incredibilmente, una immagine cartacea della Vergine alla quale gli alunni rivolgevano le loro preghiere. I cronisti dell'epoca, tra cui Giovanni Pedrino, ci raccontano che i forlivesi gridarono al miracolo e che portarono l'immagine in processione nella cattedrale la domenica successiva.
Nel 1619, poi, si diede il via ai lavori per la costruzione della cappella della Madonna del Fuoco, che venne inaugurata nell'ambito di un evento molto partecipato; una statua marmorea posta nella piazza custodisce questa cappella dalla cupola finemente dipinta.
Il culto della Madonna del Fuoco è tuttora molto vitale - diverse processioni e manifestazioni religiose, nell'ambito di un fitto calendario, animano tutte le chiese della città - e particolarmente sentito. A corredo delle iniziative religiose troviamo numerosi spettacoli, una fiera di bancarelle decorate con mimose da piazza Duomo a piazza Saffi, e la degustazione della "piadina della Madonna del Fuoco" - un pane ovale con uvetta e semi di anice, amabilmente rustico e ruvido... |
 |  |
|
|
|
|