Mura e torri proteggono un'area archeologica annoverata tra i siti Patrimonio UNESCO dal 1998: quella della splendida Paestum, collocata a 30 chilometri dalla costiera amalfitana. Un litorale tra i più rinomati della Campania ed un territorio straordinariamente eterogeneo caratterizzano questa città poco distante dal Parco del Cilento e dal suo incredibile mix di zone urbanizzate e zone assolutamente vergini.
Anticamente protetta da Hera, Poseidone ed Atena, Paestum custodisce, nei pressi della spiaggia, i suoi templi ottimamente conservati, e vanta il possesso degli unici esemplari pittorici della Magna Grecia mai rinvenuti.
Al Paleolitico risalgono le prime tracce di insediamenti in questo territorio, mentre la fondazione vera e propria è datata 600 a. C., quando un gruppo di coloni provenienti da Sibari fonda una città battezzandola col nome di Posidonia. Successivamente questa viene conquistata dai Lucani, che la valorizzano e fanno meravigliosamente prosperare; nel 273 a. C. subentrano i Romani, che cambiano la denominazione in Paestum e realizzano nuovi edifici pubblici come il foro, il ginnasio e l'anfiteatro. Da questo momento si origina una progressiva ed inesorabile decadenza della città e del suo ruolo di snodo commerciale per l'Oriente. Ormai oscurata, Paestum verrà nuovamente riscoperta soltanto nel 1762, insieme a Pompei ed Ercolano.
Gli scavi archeologici restituiscono alla luce edifici splendidi come il tempio di Atena, col suo alto frontone e il suo fregio dorico, e strutturalmente molto semplice. Delle colonne in stile ionico sopravvivono esclusivamente le basi e quelli che dovrebbero essere i più antichi capitelli italiani, protetti dalle vetrine del vicino Museo Archeologico.
Le operazioni di scavo che hanno interessato questa area hanno portato alla luce circa settanta metope raffiguranti episodi della storia di Giasone e di Oreste, oppure figure di danzatrici in bassorilievo, ma anche una ricca serie di manufatti bronzei e doni votivi, in particolare statuette in terracotta che raffiguravano la dea.
L'incredibile patrimonio archeologico di Paestum comprende anche il foro, originariamente circondato da una serie di botteghe che, in età imperiale, vennero sostituite da portici. Nel periodo repubblicano l'area a nord del foro ospitava il Campus, adibito allo svolgimento delle esercitazioni ginniche dei giovani, ed inoltre vi si trovava anche un santuario dotato di grande piscina e dedicato a Fortuna Virilis.
Il perimetro dell'agorà, poi, che si estendeva per una superficie ampia ben 10 ettari, abbracciava monumenti pubblici di grandissimo valore tra cui l'Heroon, testimonianza del culto al fondatore di Poseidonia.
Citiamo, ancora, l'anfiteatro fondato in epoca cesariana, che risulta essere tra i più antichi del suo genere e che, originariamente, venne realizzato privo di anello esterno. Questo teatro open air conta, nella sua cavea, un esiguo numero di gradini, e viene integrato, alla fine del I sec., con l'aggiunta di un anello esterno costituito da arcate sostenute da pilastri in laterizio che fungono da base per il coronamento della cavea. I resti attuali rappresentano una esigua parte della intera struttura, che invece è rimasta quasi totalmente sepolta.
Per tutelare la grande ricchezza storica ed archeologica dell'antica Posidonia è stato creato, nei primissimi anni Cinquanta, il Museo Archeologico di Paestum, collocato all'interno di un antichissimo complesso comprendente diverse sale. All'interno degli spazi museali sono contenuti numerosi reperti che raccontano come si svolgeva la vita artistica ed artigianale della città greca e della colonia latina. Nell'ambito della ricca serie di pezzi spiccano particolarmente le sculture del Santuario del Tesoro di Era, i frammenti di pitture funerarie del IV sec. a. C. e le lastre dipinte della Tomba del Truffatore, di inestimabile valore in quanto unici esemplari pittorici di dipinti della Magna Grecia e della Grecia classica.
Soggetto dell'opera, nella lastra di copertura della tomba, un uomo raffigurato nell'atto di tuffarsi in onde marine increspate e, dunque, metafora del passaggio dalla vita alla morte. Le decorazioni delle pareti interne, invece, scelgono come soggetti vivaci scene di simposi e banchetti animati da musiche e giochi, oppure persone che camminano. Queste pitture, rappresentative di una fase cruciale dell'arte greca, vengono realizzate a tempera e costituiscono un magnifico trait d'union tra l'arte del dipingere e quella artigianale della decorazione vascolare. Una sottolineatura, inoltre, anche per il ciclo di tombe affrescate appartenente al periodo lucano della città.
Dedicato alla scoperta dei luoghi più emblematici della Magna Grecia è invece il Museo Narrante del Santuario di Hera Argiva, situato all'interno di una masseria degli anni Trenta. Nell'ambito del percorso di visita, avvalendosi di strumentazioni tradizionali, video-installazioni, dispositivi multimediali ed applicazioni interattive, è possibile scoprire com'era il paesaggio presso la foce del Sele, o come si sono svolti gli scavi archeologici, oppure, ancora, qual era l'aspetto originario dei diversi monumenti, ricostruito virtualmente. Da non perdere la sala delle metope e, nel piano superiore, la ricostruzione dell'edificio quadrato, probabilmente adibito a luogo di tessitura dei pepli che venivano offerti alla dea.