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Otranto

 

Gli incredibili cieli dei suoi tramonti − che sfumano in mille pennellate cromatiche − regalano un tocco irreale ai suoi panorami: parliamo di Otranto, la più orientale fra le città del Bel Paese, un concentrato di storia e cultura affacciato su onde cristalline.  

Camping, B&B, agriturismi ed una vasta gamma di ulteriori strutture ricettive ci accolgono nella − cosiddetta in ricordo dell'eccidio operato dai Turchi − Città dei Martiri, presente da sempre nelle pagine dei grandi autori, da Cassiodoro, che ne parla come della Tiro italiana, a Horace Walpole, che ne trae ispirazione per confezionare "The Castle of Otranto", romanzo apripista del genere gotico.   

Bizantina e saracena per vicende biografiche, questa città distante appena settanta chilometri dalle coste albanesi non manca di ricevere, grazie alla purezza del suo mare, ottime valutazioni dalle associazioni ambientaliste. Tra tufi calcarei e rocce carsiche, Otranto esplode in un trionfo di vegetazione: abbondano, infatti, pini marittimi e d'Aleppo, ulivi, gelsomori, fichi... Questo rigoglio visivo si arricchisce dei meravigliosi profumi del sottobosco, ricco di timo, salvia, mirto e trifoglio; nelle aree paludose, invece, troviamo le note aromatiche di rosmarino e ginepro. Origano, ortica e menta silvestre completano il ventaglio delle fragranze proposto dalla natura otrantina − a popolarla, volpi, donnole, ricci, faine, gatti selvatici e gechi; a solcare i cieli, infine, folti stormi di passeri, aironi e cormorani.


 

 

Ultimo tassello di questo geo-puzzle, la costa dal duplice volto: frastagliato da Capo d'Otranto a Porto Badisco, piano e lineare a nord.  

 

Da questa natura integra prende le mosse una genuina gastronomia locale, che valorizza le verdure con specialità come i peperoni verdi. Anima marinara, invece, per altri piatti, come la minestra di farro con frutti di mare e scorfano e la "taiedda" con riso, patate e cozze nere. Ad Otranto il pranzo si chiude con la dolcezza infinita della pasta di mandorle o con la fragranza della torta di ricotta.

 

La città è la risultante di un percorso storico antichissimo, che l'ha vista relazionarsi con le popolazioni dell'Egeo e svilupparsi grazie al porto. Municipio romano, ma anche appendice di Costantinopoli su territorio italiano, Otranto viene invasa dai Normanni e devastata dai Turchi, viene liberata dagli Angioini e subisce le successive occupazioni di Veneziani e Francesi: ecco altre delle tappe salienti della storia cittadina. 


 

Questa storia antichissima si apre nel post-paleolitico: a testimoniarlo, le migliaia di pittogrammi in ocra rinvenuti nella Grotta dei Cervi, raffiguranti scene di caccia, danze, riti religiosi e magici. Scandagliata negli anni Settanta dal "Gruppo Speleologico Salentino Pasquale de Lorentiis" e considerata da molti autorevoli storici come il più grande monumento sacrale tardo-preistorico, questa grotta equivale ad una città sotterranea (dotata di strade, segnali, luci e piccoli laghi), ed è soltanto una delle numerose bellezze otrantine. Pensiamo, ad esempio, al suggestivo Faro della Palascìa, sito a Capo d'Otranto, proprio dove la nostra penisola tocca il suo picco orientale, e dove le acque dell'Adriatico cedono il testimone a quelle dello Jonio... Eretto nel 1867 ed alimentato a petrolio fino agli anni Sessanta, viene poi tramutato in un dispositivo elettrico, ed infine abbandonato contestualmente all'adozione di un fanale a cellula solare. Questo esemplare di archeologia industriale ha perso, dunque, la sua applicazione pratica, ma ha mantenuto intatto il suo fascino; non dimentichiamo, infine, che regala una vista notevole: in caso di cielo limpido, infatti, dal suo sito è possibile scorgere la Turchia...

A caratterizzare il paesaggio, poi, in perfetto stile salentino, Torre Pinta, protagonista in un'area dall'alto valore storico-archeologico come la Valle delle Memorie. Di forma circolare, questa torre orientata a nord è munita di tre bracci corti ed uno lungo di ben 33 metri, ed è il risultato di successivi rifacimenti e restauri. Numerosi, nell'ambito della sua struttura, i particolari messapici: il forno crematorio o sacrificale, le cavità con funzione di urne cinerarie, il sedile in pietra.  

 

Ancora, a determinare il profilo di Otranto alcuni splendidi esemplari architettonici: in primis, il Castello aragonese, realizzato dal re di Napoli Ferdinando I sulle fondamenta di un preesistente edificio bizantino. Circondato da un fossato, e coadiuvato dalle torri Ippolita, Alfonsina e Duchessa, il castello abbraccia e protegge il centro cittadino.

Tra gli edifici della cristianità, invece, citiamo innanzitutto la Cattedrale, realizzata nella seconda metà dell'anno Mille sul tracciato virtuale che unisce Roma e Bisanzio. Splendida metafora del pastiche culturale cittadino, col suo stile romanico arricchito da elementi normanni, arabi e greci, la Cattedrale trova i suoi punti di forza nel rosone gotico-arabo, nel portale baroccheggiante e nel soffitto a cassettoni in legno dorato su fondo bianco e nero, ma soprattutto nel famoso mosaico pavimentale, uno dei più grandi del mondo. Che, realizzato dal monaco Pantaleone, si estende per una superficie di ben 600 metri, nell'ambito dei quali racconta visivamente un poema in tre cantiche − una per ogni navata − relativo alla storia dell'uomo a partire dalla creazione. Molto belli, poi, anche la chiesa bizantina di san Pietro, la   chiesa dei Martiri e il monastero di san Nicola di Casole. Quest'ultimo, fondato nel 1098 da Boemondo I d'Antiochia, ha avuto un ruolo di primissimo piano nell'ambito della cultura europea grazie alla straordinaria ricchezza del suo patrimonio librario classico.

 

Infine, la visita di Otranto non può trascurare il suo borgo antico − a cui si accede passando per Porta Terra − con il lastricato in pietre vive di corso Garibaldi, pieno di deliziosi negozietti di artigianato locale, con la Torre dell'Orologio in piazza del Popolo e con le palle di granito catapultate dalle bombarde dei saraceni nel 1480, tuttora collocate accanto alle case...