| Ricerca 
 

Versione stampabile
 


 
Esco a fare la spesa!

 

Eccoci: avanziamo nei reparti del nostro supermercato di fiducia muniti di carrello e di lista delle cose da acquistare - come da copione, una volta a casa ci renderemo conto che alcune le abbiamo dimenticate; altre, invece, le avremo comprate perché non abbiamo resistito... Come quei biscotti, ad esempio: ammiccavano dallo scaffale, avevamo visto lo spot in tv proprio ieri sera, e poi c'era scritto sulla confezione che sono senza zucchero...

Un attimo: prima di mettere il pacco nel nostro carrello abbiamo dato un'occhiata agli ingredienti? Avevamo troppa fretta per farlo? Oppure - siamo sinceri - in fondo ci sembra un'azione superflua? Vediamo cosa, invece, grazie a questa "azione superflua", potremmo scoprire...  Che i nostri ammiccanti biscotti di cui sopra, ad esempio, sono zuccherati: eccome!

 

Il regolamento europeo n. 1924/2006 impone chiarezza e trasparenza nelle diciture relative alla presenza degli zuccheri negli alimenti, ma non è ancora applicato da tutte le aziende produttrici. Con un'ovvia conseguenza: confetture, caramelle e dolci vari magari non contengono saccarosio, ma vengono ugualmente dolcificati con fruttosio, lattosio, succo d'uva o di mela concentrati, analogamente calorici. Verifichiamo, quindi, gli ingredienti contenuti, e non basiamoci soltanto sui claim sgargianti che, dal packaging del prodotto, esclamano: "senza zuccheri aggiunti" o "non zuccherato"!


 

 

Attenzione, poi, anche davanti alla dicitura "bio", oggi così trendy e rassicurante, e per questo spesso apposta in maniera impropria sulle confezioni di yogurt, cereali e fette biscottate. Che, perché possano dirsi biologici, devono essere prodotti utilizzando fertilizzanti organici e in totale assenza di diserbanti, fertilizzanti chimici e prodotti chimici di sintesi. In questo caso troveremo sull'etichetta la dicitura "agricoltura biologica, regime di controllo CEE", il codice dell'organismo di ispezione e il codice dell'operatore. Altro termine che in molti casi ha funzione esclusivamente pubblicitaria è "light": gli alimenti che ci promettono di esserlo spesso non lo sono, magari contengono una percentuale di grassi analoga a quella di prodotti similari.

 

Spendiamo qualche secondo per controllare la leggerezza della nostra mozzarella preferita scorrendo i vari componenti. Ricordiamo che gli ingredienti vengono riportati in ordine ponderale decrescente.


 

A questo proposito, sarà il caso di scegliere proprio quella barretta di cioccolato, visto che, sul retro, troviamo il cacao non proprio in pole position? Anzi: merita un misero quinto posto, e, per la precisione, si tratta di una non ben identificata e identificabile pasta di cacao... Attenzione, comunque, non significa demonizzazione: pensiamo, ad esempio, ad una categoria costantemente sotto accusa, quella degli additivi. Li reputiamo, mediamente, figli degeneri delle moderne tecnologie - falso: già Egizi ed antichi Romani avevano imparato a conservare gli alimenti attraverso l'aggiunta di spezie o nitrato di potassio - o "chimicaggi" diabolici, quando invece, spesso, si estraggono da sostanze naturali, come nel caso di pectina e gelatina.     

Conservanti, coloranti e addensanti hanno una serie di applicazioni "buone": sono efficaci contro il deterioramento, prevengono l'ossidazione, difendono da microbi e dai batteri che originano il botulino, ripristinano la colorazione originale di un alimento, magari alterata dalla lavorazione industriale.

 

Anche in questo caso, esaminiamo l'etichetta: gli additivi approvati dal "Comitato Scientifico dell'Alimentazione Umana della Commissione Europea" sono indicati dalla sigla "E" + numero: ciò significa che vengono sottoposti a periodica revisione e che rispettano i limiti della DGA (dose giornaliera ammissibile).

 

Eccoci ancora una volta: è passata una settimana e siamo tornati al supermercato.

Sceglieremo di lasciarci prendere dalla pigrizia? Faremo la spesa in modo automatico, lanciando a caso nel nostro carrello prodotti che abbiamo a malapena guardato?

Oppure dedicheremo qualche minuto alle etichette, leggendole, confrontando i prodotti tra loro, facendoci qualche domanda? In questo caso, tornati a casa ci accorgeremo che, nonostante abbiamo dimenticato un'altra volta di comprare l'aceto balsamico, ci sentiremo molto soddisfatti. Perché avremo fatto una spesa "pensata", ci saremo presi cura di noi stessi.