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Missione in Liberia

 


Protagonista dell'episodio che stiamo per raccontarvi è una suora pakistana: siamo nel mese di settembre del 2005, e la religiosa si trova in Liberia dove opera all'interno di una missione.

 

Un mattina la donna, nonostante le sue buone condizioni di salute, comincia a sentirsi poco bene: impallidisce, è colta da senso di nausea ed accusa un malessere generale, che aumenta progressivamente, esplodendo con dei dolori fortissimi al petto: si tratta di un fortissimo attacco di cuore. Il responsabile della missione, esperto di primo soccorso, si rende conto della situazione e si mette immediatamente in contatto con una postazione ONU.

 


Per un caso di questo genere viene subito messo a disposizione un elicottero, tramite il quale si provvede a trasportare la suora fino a Monrovia, capitale della Liberia.

 

Durante lo spostamento le condizioni di salute della donna degenerano ulteriormente, e quindi si ritiene necessario il coinvolgimento dei medici di Europ Assistance, così da far gestire loro un altro viaggio: il trasferimento della religiosa in un centro cardiologico di eccellenza, visto che per lei non sarebbero sufficienti cure standard.

 

Sarà un aereo sanitario a condurre la suora ad Accra, in Ghana, dove ha sede un centro specializzato di alto livello, dotato di macchinari ad hoc per la definizione della diagnosi e di tutte le strutture necessarie per fornire cure specializzate.

 

Purtroppo, però, c'è una criticità molto pesante che deve in qualche - qualsiasi - modo essere risolta: l'erogazione dell'energia elettrica che, in Ghana, avviene in maniera intermittente. In questa nazione, infatti, l'elettricità viene razionata ed erogata ad intervalli di ore, a volte anche di giorni.

 

Ovviamente, se pensiamo che la vita della religiosa pakistana è legata ad un filo, e precisamente al filo delle apparecchiature salvavita, ci rendiamo conto di quanto può essere urgente, oltre che necessario, un suo ulteriore trasferimento.

 

Che però non è così semplice da organizzare: non dobbiamo dimenticare che la protagonista di questa vicenda è una suora missionaria, e quindi, di regola, in casi come questo, è il Vaticano a decidere la destinazione finale, in considerazione sia delle condizioni di salute della persona che dell'opera da lei prestata.

 

Appena viene comunicato l'esito della decisione finale, che ricade sul Pakistan, Europ Assistance si attiva per reperire - impresa non facile - un medico disposto a partire dall'Italia e andare in Ghana per assistere la suora nel suo viaggio fino in Pakistan.

 

 

 

Il medico, inoltre, deve essere munito di passaporto e di visti per ogni nazione che verrà toccata nel tragitto, e deve aver effettuato tutta una serie di vaccinazioni valide. In più, c'è da risolvere anche il problema spinoso dei tempi di erogazione dei visti per la religiosa, in quanto il tragitto prevede necessariamente una sosta di una notte in albergo prima di arrivare a destinazione. Insomma: diversi sono i problemi che Europ Assistance deve risolvere, senza mai, parallelamente, perdere di vista l'evolversi dello stato di salute della suora, e non facendo mai mancare il suo supporto al medico.

 

Tutto viene portato avanti con ottimi risultati: Europ Assistance riesce a coinvolgere i referenti dei vari stati interessati dalla gestione della tratta aerea; nonostante la complessità del caso, data dai vincoli imposti da consolati e compagnie aeree, e dalle delicatissime condizioni di salute della religiosa, si riesce a farla arrivare nella sua patria, in Pakistan. Qui, in aeroporto, la suora trova un'ambulanza che la trasferisce immediatamente in un convento.