| Ricerca 
 

Versione stampabile
 


 
Riflessologia plantare

 

Dai tempi più remoti l'uomo si è avvalso della valenza terapeutica riscontrata nella pressione esercitata su specifiche parti del corpo: questa prassi è connaturata al nostro istinto − pensiamo a come, ad esempio, quando percepiamo un dolore fisico, tendiamo immediatamente a toccarci la parte sofferente − in quanto l'"autocontatto" stimola il rilascio di quegli analgesici naturali chiamati 'endorfine'... Da qui, nel tempo e nelle diverse culture, si sono sviluppate, diversificandosi e specializzandosi, numerose medicine: agopuntura, digitopressione, shiatzu, neuralterapia (una tecnica consistente nel praticare iniezioni analgesiche), auricoloterapia e riflessologia... Quest'ultima, che può essere definita una scienza dei riflessi, considera il corpo − alla stregua delle altre discipline mediche non allopatiche, sue sorelle − come un unicum indivisibile all'interno del quale fluisce energia, necessaria per la efficiente funzionalità degli organi, e come sede di riflessi, soprattutto nelle estremità periferiche: testa, collo, mani e piedi.


 

 

 

Nella antica cultura indiana il piede di Buddha, popolato da pesci, animali, ruota del sole e segni zodiacali, è portatore di grande valore simbolico − rappresenta infatti il divenire umano − in conseguenza dell'importanza riconosciuta a questa parte del corpo, considerata sintesi ed espressione dell'intero organismo.

 

Anche per le antiche tribù africane, come per gli Incas e Maya, il piede è oggetto di particolari attenzioni e protagonista in pratiche di massaggio finalizzate al ripristino e mantenimento dell'equilibrio della persona. 

 

In base al principio di 'corrispondenza' esercitando una pressione su una parte del corpo si trova risposta in una parte ad essa collegata, anche se lontana: su questo assunto si fondò l'otorinolaringoiatra americano Fitzgerald, il quale, all'inizio del secolo scorso, osservando le modalità di reazione al dolore dei suoi pazienti sottoposti ad intervento, vide che non differivano dalle pratiche degli sciamani pellerossa − in entrambi i casi, infatti, la prassi attuata era quella del massaggio. Questo padre della riflessologia suddivise l'organismo umano, in senso longitudinale, in dieci zone, equamente ripartite tra lato destro e sinistro del corpo, all'interno delle quali scorrono correnti energetiche.


 

Differenti dai meridiani oggetto della agopuntura, queste parti originano da un dito del piede per arrivare fino al capo e poi ridiscendere fino a un dito della mano: tutti gli organi compresi in questo spazio "energetico" risultano reciprocamente collegati, per cui, ad esempio, una disfunzione di carattere renale può trovare il proprio indicatore in un disturbo della vista.

Torniamo ora a soffermarci sui piedi, ed, in particolare, sulle mappe podaliche, oggetto di costanti rielaborazioni, e caratterizzate dalla presenza di fittissime corrispondenze. A precisi punti del piede corrispondono organi − dai polmoni alla milza, dai reni allo stomaco − e poi muscoli e funzioni fisiologiche, che rivelano, in base alle sensazioni che si generano durante il massaggio, la condizione generale della persona. La valenza diagnostica del piede, inoltre, si estende anche alla sua conformazione: il rapporto tra la lunghezza delle dita, l'altezza dell'arco plantare, l'aspetto delle unghie ci raccontano lo stato psicofisico, lo stile di vita, il tipo di postura di un individuo...   

 

Il massaggio praticato dal terapista, dunque, verrà personalizzato in base alle caratteristiche del soggetto, e gli regalerà una serie di benefici: la riflessologia plantare, infatti, risulta efficace nel combattere i molti effetti dello stress, stimola la circolazione sanguigna, la funzionalità intestinale, la digestione, scioglie le tensioni muscolari e riduce le sensazioni di dolore. La stanchezza cronica, la cellulite, la ritenzione idrica sono, ancora, ulteriori i problemi curabili attraverso il massaggio del piede, a cui la medicina ufficiale riserva sicuramente troppo poco spazio...